giugno 28, 2013

RECENSIONE: Bianca come il latte rossa come il sangue, A. D'Avenia

Good evening, book lovers! Sono stata assente e lo so, ma ho una spiegazione più che valida: mi si è rotto il computer, sono entrata in crisi e mi sono catapultata nella stesura di alcune recensioni arretrate, mentre attendevo con ansia che un lumino nella mia mente s'accendesse e desse vita ad un "metodo alla ronnie" per ritornare da voi ..quel giorno è arrivato (è oggi miei cari, oggi si è accesooooooo) e vi posto la prima recensione che ho cercato di scrivere nel momento stesso in cui mi corrucciavo per voi e piangevo per la vostra mancanza (just kidding, you know!)!




Autore: Alessandro D'Avenia

Titolo: Bianca come il latte, rossa come il sangue


Editore: Mondadori, NumeriPrimi

Pubblicazione: 2011, Marzo 25


    


Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.


RECENSIONE

"Bianca come il latte, rossa come il sangue" è un romanzo che ho letto due volte prima di recensirlo e che mi ha regalato emozioni uniche, sincere e profonde. Delle sensazioni importanti che mi porterò con me per sempre, che hanno contribuito alla mia crescita come "persona che si porta dietro il mostro del dolore", e che mi rimarranno impresse per un bel po'.
Questo è un romanzo dal quale non ci si vuole staccare grazie alla scrittura semplice e leggera dell'autore, ma è anche un romanzo che fa male per via degli argomenti toccati e toccanti.

Si parla di Leo, un sedicenne come tutti gli altri fissato col calcio, ossessionato e trovatore di conforto nella musica e aspirante ricercatore dell'amore spirituale e passionale, che passa le sue giornate tra i banchi di scuola e assieme alla sua migliore amica Silvia, dall'alta intelligenza e dagli occhi azzurri vivaci e lucenti.
È un ragazzo che cerca di trovare delle risposte alle sue crisi esistenziali e ai dilemmi, e ch riflette molto su ciò che lo circonda. È intelligente, ma non lo da a vedere prrché non sisforza di esserlo; è la sua natura. Pensa ai colori e ai loro significati ed associa un sentimento, un qualcosa ad ogni gradazione ..specialmente al rosso. Il rosso è il suo colore preferito, è il colore dell'amore, del sangue e di Beatrice, il suo unico desiderio umano.
Beatrice frequenta il suo stesso liceo, è più grande di lui ed è anche molto molto molto bella. Con quei suoi capelli rossi come il fuoco, i suoi occhi verdi e la sua pelle così chiara fa innamorare Leo perdutamente e inconsciamente. Fa entrare Leo in una sorta di gigantesca bolla che non si scoppierà fino alla fine del romanzo. Fa crescere Leo, facendolo cadere e trovandogli la forza di alzarsi e lottare per qualcosa a cui lui tiene davvero e che non lascerebbe mai in balia delle onde.

Nel mezzo accadranno degli eventi sconcertanti che faranno soffrire tremendamente Leo, impazzire Silvia e renderanno consapevole Beatrice di quello che il "futuro" l'aspetta. 
Leo, Silvia e Beatrice " nasceranno e invecchieranno in soli duecento giorni ", esperienze che li segneranno dentro l'anima e nel loro immenso cuore. Saranno tutti e tre protagonisti di un amore-doloroso e vittime di un destino crudele che non risparmia nessuno.

Lo stile di D'Avenia è fresco e limpido come l'acqua, ed è perfetto e puro come una rosa bianca appena sbocciata. Ti porta via con se in un mondo uguale al nostro che ci appare totalmente diverso e bello. Ti immedesima nei personaggi ed esprime i sentimenti e le impressioni delle vittime esterne ed interne, dei sofferenti e degli spettatori con estrema bravura. 
È capace di creare un personaggio semplice e con una crescita più complessa di se esso, con una forza di volontà che tutti vorremmo avere, e con un cuore enorme che col tempo imparerà ad amare per davvero.

D'Avenia è un autore italiano che non mi ha mai deluso (sì, ho anche letto "cose che nessuno sa", non potevo non farlo!). È uno degli autori che ti sorprende sempre, nonostante il finale piuttosto ovvio di una storia struggente (perché già leggendo la trama sappiamo che qualcuno morirà, è la legge dei libri così), con qualche frase e con qualche evento imprevedibile.

Mi sono immersa a capofitto in questo libro per ben due volte, e tutte e due le volte l'ho divorato in meno di un giorno. Fosse per me lo leggerei ancora e ancora, provando tante sensazioni che solo D'Avenia sa darci. È un autore che sa persuadere a non abbandonare mai il suo libro continuando a leggerlo e leggerlo finché le pagine non finiscano, e sa farci sperare che queste ultime non finiscano mai. 

2 commenti:

  1. Anche a me è piaciuto molto, ho pianto un sacco alla fine!

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  2. Ho letto questo romanzo anni fa ed è stato una sorpresa. All'inizio l'avevo liquidato come libro per ragazzi, semplice e poco particolare: uno tra i tanti. Andando avanti con la lettura, ci ho dovuto ripensare. Sicuramente è un romanzo per ragazzi, ma ha una forza tali che... sì, me lo ricordo ancora adesso, a distanza di tempo.

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